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Newsletter di Confartigianato Imprese n.78

MERCATI ESTERI – Con ‘Italian Experience’ il food artigiano made in Italy vola in Russia e nell’Est Europa

Si chiama Italian Experience’ ed è il progetto realizzato da Confartigianato con il sostegno di Ice Agenzia per promuovere l’artigianato e le piccole imprese del settore agroalimentare made in Italy in Russia e nei Paesi caucasici.

L’iniziativa prevede di far conoscere ai buyers e agli chef esteri le materie prime ed i prodotti della nostra tradizione alimentare che nascono nei laboratori artigiani e servono a preparare i piatti della cucina italiana, la più apprezzata al mondo.

Insomma, un’attività di internazionalizzazione,  quella voluta da Confartigianato, fatta di relazioni commerciali e di scambi culturali, che passa anche dalle cucine dei cuochi stellati e dalla loro capacità di fare tendenza nella ristorazione internazionale per arrivare nelle case dei consumatori di tutto il mondo.

Protagoniste del progetto sono Confartigianato Imprese Piemonte Orientale e Confartigianato Imprese Terni che nello scorso mese di giugno hanno ospitato, nelle aziende piemontesi e umbre, incoming di buyers provenienti da Russia, Kazakhstan, Azerbaijan, Armenia, Ucraina, Georgia.

Confartigianato ha ricambiato la visita e il 25 e 26 ottobre una delegazione guidata dal Presidente Giorgio Merletti si è recata a Mosca dove ha partecipato ad eventi promozionali ed incontri istituzionali. Alla missione a Mosca hanno preso parte, tra gli altri, Domenico Massimino Presidente di Confartigianato Cuneo, Michele Giovanardi Presidente di Confartigianato Piemonte Orientale, Mauro Franceschini Presidente Confartigianato Terni, Amleto ImpaloniSegretario Generale di Confartigianato Piemonte Orientale, Enrico Meini Presidente Provinciale Confartigianato Imperia. Insieme a loro vi erano gli imprenditori partecipanti al progetto che hanno svolto incontri B2B con i buyerslocali. Nel corso della visita sono state anche realizzate sessioni di showcooking e degustazioni per mostrare ed apprezzare l’utilizzo dei prodotti tipici della tradizione italiana.

In particolare, il 25 ottobre, al Four Season Hotel, si è svolto un evento durante il quale gli imprenditori artigiani dell’agroalimentare di Confartigianato hanno incontrato gli operatori economici provenienti dalla Russia e da altri importanti mercati quali Azerbaijan, Kazakhstan, Ucraina, Georgia.

Nel corso della visita, la delegazione di Confartigianato ha incontrato anche l’ambasciatore italiano a MoscaCesare Maria Ragaglini.

A completare il progetto è la formazione di chef opinion leader che, tra novembre 2017 e febbraio 2018, verranno coinvolti in attività di coaching da parte di 100 imprese italiane che li educheranno a conoscere ed apprezzare le materie prime di eccellenza della nostra cucina. Così formati sui prodotti made in Italy, diventeranno nei loro Paesi i migliori ‘ambasciatori’ dell’ottimo cibo italiano e ne favoriranno la diffusione.

RITRATTI DEL LAVORO – Vanessa Cavallaro e la tradizionale cristalleria di Altare, Liguria

Non credo esista una linea di confine netta tra l’artista e l’artigiana. Nel mio mestiere, la decorazione artistica del vetro, questo confine è veramente labile, quasi inesistente”. La risposta di Vanessa Cavallaro non ammette repliche. La domanda è semplice, la prima che ci si pone osservando le magistrali decorazioni incise su vetri e cristalli pregiati. “Si sente più artigiana o più artista?”“Entrambe. La capacità di decorazione è figlia del talento artistico, la tecnica di lavorazione e la conoscenza del vetro appartengono alla sfera delle capacità artigiane. Mi piace questo lavoro, è sempre stata la mia passione”, ci racconta un’imprenditrice giovane, gentile e ospitale, cresciuta tra i cristalli del negozio di famiglia ad Altare, in provincia di Savona, lungo la strada che dalla Liguria porta a Cuneo e poi a Torino. “Ho iniziato a decorare già da piccola. Per rendere l’idea, questa è la mia prima incisione”, dice mentre ci mostra un calice su cui è inciso un puffo, “uno di questi personaggi dei cartoni animati che amavo da bambina. I miei coetanei li disegnavano sulla carta, io li incidevo sul vetro – racconta Vanessa – Un tempo, ad Altare tutto ruotava intorno alla produzione e alla lavorazione del vetro. Dalla fabbrica dei barattoli della Nutella alle tante piccole imprese che si occupavano della soffiatura e della decorazione di questa materia così particolare. Ancora oggi – aggiunge – Altare è uno dei centri tradizionali del vetro, insieme a Murano e al distretto di Empoli, in Toscana. Siamo rimasti in pochi qui nella zona, hanno chiuso le fabbriche e tutto l’indotto collegato al distretto produttivo storico. Sono una delle ultime decoratrici in Italia che utilizza l’incisione a ruota, un settore che soltanto da poco tempo si è aperto alle donne in Italia”. Nel frattempo, sono cambiati i gusti e le esigenze della società. La cristalleria di alta gamma è ormai un bene poco utilizzato nelle nostre case. “La colpa, se così si può chiamare, è nel cambiamento delle persone, a cominciare dall’abitudine ad utilizzare oggetti usa e getta. Per questo motivo – aggiunge questa maestra artigiana della cristalleria – Cerco di proporre forme e stili moderni su cristalli e vetri che siano utilizzabili tutti i giorni”La bottega in centro ad Altare lascia senza fiato. Alla tradizione che si respira nel laboratorio di decorazione, con attrezzi e strumenti che raccontano la secolare storia di questo mestiere, si miscela l’eleganza delle forme e delle decorazioni esposte nello show room, con luci e tonalità luminose che esaltano l’incredibile qualità delle decorazione“Il vetro è una materia davvero affascinante. Bisogna conoscerne i segreti, le caratteristiche e le possibili tecniche di soffiatura e lavorazione per proporre un oggetto di qualità alla propria clientela”, ci spiega una ragazza che parla con calma e decisione, qualità imparate in anni di lavoro al tornio. “L’incisione a ruota richiede precisione tecnica e calma, non tutti gli errori possono essere recuperati e la rottura della superficie su cui si incide è un rischio sempre molto frequente. Bisogna tenere l’oggetto ben saldo in mano, avvicinarlo alle punte del tornio per poi inciderne le forme in superficie, lavorando sull’azione abrasiva della pietra ceramica”. Una tecnica di incisione usata già dai Romani, rimasta invariata dal I secolo d.C. “Non posso fermarmi alla tradizione – aggiunge – La piccola impresa ha bisogno anche di innovazione, soprattutto per quanto riguarda i canali di commercializzazione. Per questo motivo ho una piattaforma di e-commerce e, tra poco, darò vita ad un nuovo restyling del sito aziendale. Da qualche anno, inoltre, sono Ambasciatrice di Google per l’innovazione digitale nella piccola impresa tradizionale, proprio per capire come far interagire la tecnologia con uno dei mestieri più antichi e tradizionali del panorama imprenditoriale italiano”, conclude Vanessa Cavallaro. Artista, artigiana e imprenditrice di successo.

Vanessa Cavallaro – Cristallerie di Altare

STUDI – Nei primi 9 mesi del 2017 calo dell’1,8% degli infortuni nell’artigianato. Riduzione diffusa sul territorio e i maggiori cali per Chimica (-7,5%), Tessile (-6,1%) e Legno (-5,0%)

Nei primi nove mesi del 2017 gli infortuni nelle imprese artigiane si riducono dell’1,8% rispetto allo stesso periodo del 2016 (719 infortuni in meno), dinamica in controtendenza rispetto al +1,2% delle imprese non artigiane; complessivamente gli infortuni denunciati dal totale delle imprese private non agricole crescono dello 0,8% (3.113 infortuni in più). Nei primi nove mesi del 2017 solo un decimo (10,6%) degli infortuni relativi alle imprese non agricole private si riferisce all’artigianato.

Il calo degli infortuni nell’artigianato è tutto dovuto alla riduzione del 2,0% degli infortuni in occasione del lavoro(che sono l’88,7% del totale) mentre segnano un leggero aumento (+0,3%) gli infortuni in itinere (il restante 11,3%). Sempre nelle imprese artigiane l’85,7% degli infortuni avviene senza mezzo di trasporto ed il restante 14,3% con mezzo di trasporto. Rispetto a un anno prima sono in calo dello 0,7% gli infortuni avvenuti con il concorso di un mezzo di trasporto, calo meno accentuato del -2,0% osservato per gli infortuni senza il coinvolgimento degli stessi.

livello territoriale – il quadro completo per regione e province coni il dettaglio dell’artigianato e della modalità di accadimento nell’Appendice statistica, clicca qui per scaricarla – si registrano per l’artigianato diminuzioni in quindici regioni e calano di oltre il 5% gli infortuni in: Molise (-18,5% vs -15,6% totale imprese), Umbria (-10,2% vs -7,5% totale imprese), Sicilia (-9,1% vs -2,5% totale imprese), Lazio (-7,0% vs 1,3% totale imprese) e Abruzzo (-6,4% vs -2,5% totale imprese). Inoltre in quindici regioni l’artigianato mostra una performance migliore rispetto al totale delle imprese.

A livello provinciale si registrano per l’artigianato cali di infortuni superiori al 15% per: Ogliastra (-32,6%), Crotone(-30,6%), Isernia (-24,6%), Brindisi (-24,2%), Enna (-23,6%), Ragusa (-22,8%), Taranto (-21,5%), Oristano (-17,4%), Verbano-Cusio-Ossola (-17,0%), Biella (-16,5%), Gorizia (-16,0%), Latina (-15,8%), Trapani (-15,8%), Campobasso(-15,3%), Frosinone (-15,2%), Imperia (-15,2%), Rieti (-15,2%) e Sassari (-15,1%).

livello settoriale – considerando solo gli infortuni in occasione di lavoro – si osserva una diminuzione degli infortuni nell’artigianato in cinque su nove comparti considerati, e in sette su nove la performance è migliore nell’artigianato rispetto alle altre imprese private non agricole. In particolare i settori in cui gli infortuni calano, in controtendenza rispetto alle imprese non artigiane, sono: Chimica, carta e cuoio (artigianato -7,5% e non artigianato +2,4%), Tessile(artigianato -6,1% e non artigianato +3,6%), Legno (artigianato -5,0% e non artigianato +3,4%), Metalli e macchinari(artigianato -3,9% e non artigianato +0,3%) e Costruzioni e impianti (artigianato -2,5% e non artigianato +1,2%).

Considerando insieme al totale delle imprese private non agricole anche l’Agricoltura e la Pubblica amministrazione, nel periodo gennaio-settembre 2017 si contano 471.518 infortuni totali denunciati, sostanzialmente stazionari (+0,1%) rispetto allo stesso periodo del 2016.

MECCANICA – Torna il “Villaggio Confartigianato” al MECSPE di Parma, la più importante fiera della meccanica di produzione

Dal 22 al 24 marzo 2018 torna l’appuntamento con il MECSPE di Parma, la più importante fiera italiana della meccanica e della subfornitura, giunta quest’anno alla 17° edizione. Un appuntamento che continua a registrare un aumento del numero di partecipanti, tra imprese, addetti del settore e semplici curiosi che affollano gli spazi della Fiera di Parma. Per il terzo anno consecutivo, Confartigianato sarà presente con un’area istituzionale interamente dedicata alle piccole imprese, il Villaggio Confartigianato, con decine di piccole realtà produttive d’eccellenza che espongono le novità e le più recenti proposte del settore. Business e incontri di lavoro, ma anche eventi e momenti di approfondimento sui temi caldi della meccanica, una delle colonne portanti dell’economia italiana, con 49mila imprese e più di 200mila addetti. Nel 2016, la meccanica “made in Italy” ha trainato l’export, con 64,8 miliardi di euro di prodotti portati in tutto il  mondo. Il MECSPE di Parma è un crocevia fondamentale per questo settore, la piazza giusta dove presentare le novità e dove creare basi solide importanti per lo sviluppo economico e commerciale della propria impresa. “Il MECSPE è l’evento principale del nostro settore e il rinnovo dell’accordo con il gruppo Senaf permette a tutti i nostri imprenditori di essere nel cuore pulsante di questo evento – ha spiegato Paolo Rolandi, Presidente di Confartigianato Meccanica e subfornitura – Il numero delle nostre imprese partecipanti sta aumentando di anno in anno, per questa edizione ci siamo posti l’obiettivo delle 50 imprese, un numero ambizioso ma fondamentale per riuscire a fare rete e a puntare a obiettivi e mercati più importanti”.
Le imprese interessate al MECSPE 2018 possono inviare la propria candidatura all’indirizzo mail meccanica@confartigianato.it. Il termine per la chiusura delle iscrizioni è il 15 gennaio 2018.

FORMAZIONE – Trionfo italiano alle WorldSkills 2017 di Abu Dhabi, i nostri ragazzi tornano a casa con 5 medaglie e 11 diplomi d’eccellenza

Cinque medaglie, undici diplomi d’eccellenza e il sesto posto nel medagliere assoluto delle nazioni. E’ questo il ricco e prestigioso bottino conquistato dai 22 ragazzi italiani alle WorldSkills 2017, le olimpiadi dei mestieri artigiani di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Un pieno di medaglie e riconoscimenti che conferma la qualità della formazione professionale, del patrimonio economico e sociale e del talento dei ragazzi italiani nei tanti, diversi mestieri artigiani. Ad Abu Dhabi, l’Italia ha conquistato la medaglia d’oro nel giardinaggio, con la coppia Toni Mittermair e Hannes Kofler, e nella categoria cucina, una delle roccaforti del “made in Italy” artigiano, con Thomas Tutzer, l’azzurro con il punteggio più alto in assoluto. Un argento e due bronzi completano il medagliere azzurro, rispettivamente con Moritz Mayr nella carpenteriaHannes Innerbichler nell’elettrotecnica e Deborah Psenner nel design multimediale. Undici, invece, i diplomi d’eccellenza, assegnati ai ragazzi che sono riusciti ad infrangere il muro dei 700 punti conquistati su un massimo di 800: David Schütz, Alexander Taschler, Anton Putzer, Dominik Mitterstieler, Philipp Zingerle, Verena Vieider, Marion Müller, Veronika Geiser, Martin Niederkofler, Theresa Pipperger eFlorian Goller.
Come da tradizione, è Confartigianato Bolzano a guidare la delegazione italiana, grazie all’eccellente formazione duale che in Alto Adige è una realtà storica e consolidata, capace di preparare al meglio i giovani artigiani del futuro. “Grazie a questa competizione – ha detto Gert Lanz, Presidente dell’associazione altoatesina – I nostri ragazzi sono diventati dei veri e propri ambasciatori della formazione duale e del successo economico della nostra terra. Un successo da attribuire anche agli esperti e alle aziende formatrici, che hanno investito così tanta energia e passione nella preparazione dei nostri giovani”.
Da oggi si torna a studiare, a lavorare e a specializzarsi in un mestiere artigiano in vista della prossima edizione delle WorldSkills, in programma dal 29 agosto al 3 settembre 2019 a Kazanin Russia.

AUTORIPARAZIONE – Il primo report di ‘CambioPulito’, la piattaforma per la legalità nella filiera degli pneumatici

CambioPulito (cambiopulito.it) – piattaforma on line per raccogliere segnalazioni, anonime e riservate, di irregolarità e pratiche illegali nella filiera degli pneumatici –  ha presentato oggi il 1° Report di attività

CambioPulito è promossa dai consorzi di filiera per la gestione degli Pneumatici Fuori Uso (PFU) Ecopneus, EcoTyre e Greentire – che gestiscono circa l’85% del totale nazionale – Legambiente, le associazioni di categoria Confartigianato, CNA, Airp e Federpneus, che hanno dato vita all’Osservatorio sui flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia.

122 segnalazioni registrate, quasi una al giorno80 aziende segnalate, di cui 50 con specifica documentazione e 14operatori commerciali attivi principalmente online, oggetto di 34 segnalazioni, cui sono associate, con descrizioni e documentazioni precise e circostanziate, pratiche illegali di evasione dell’IVA all’acquisto di pneumatici o mancato versamento del contributo ambientale per la gestione dei PFU. Elementi che hanno già consentito di inoltrare diverse delle segnalazioni raccolte al Comando Tutela Ambiente dell’Arma dei Carabinieri, per i necessari approfondimenti sulle diverse cause che portano alla generazione illegale di PFU.

“I risultati raggiunti in questi primi cinque mesi di gestione della piattaforma CambioPulito dimostrano l’efficacia del sistema di whistleblowing condiviso da tutte le realtà che hanno deciso di costituire l’Osservatorio sui flussi illegali di Pneumatici e PFU” ha dichiarato Enrico Fontana, coordinatore dell’Osservatorio. “Un’assunzione di responsabilità, fatta su base volontaria, che costituisce un contributo prezioso in una situazione difficile, anche davanti ai ritardi di chi dovrebbe assicurare risposte istituzionali”.

Da parte sua, il Presidente di Confartigianato Autoriparazione, Alessandro Angelone, ha sottolineato: “È strategico che sia data piena e urgente attuazione a tutti obiettivi dell’Accordo per la legalità ambientale e fiscale nella filiera degli pneumatici e PFU, al fine di garantire tutela, opportunità e sostegni concreti alle imprese associate che operano correttamente, che sono fortemente danneggiate da comportamenti illeciti e dalla concorrenza sleale del mercato irregolare e che devono poter contare su un sistema efficiente di raccolta degli pneumatici, senza incorrere nuovamente nel rischio di blocco del ritiro. In tal senso Confartigianato ha già messo in atto una procedura per garantire un meccanismo permanente di raccolta di PFU dedicato esclusivamente agli operatori che hanno acquistato gli pneumatici in modo regolare, sotto il profilo fiscale e del contributo ambientale”.

Attraverso CambioPulito, promossa dall’Osservatorio sui flussi illegali di Pneumatici e PFU, una filiera di oltre 50.000 aziende in Italia sta dando un segnale chiaro e deciso contro l’illegalità (oggi l’accesso è riservato agli operatori del settore servizi dai consorzi e dalle associazioni di categoria partner), che genera ogni anno 30-40mila tonnellate di PFU che non esistono per il fisco e sono fuori dal target fissato dalla legge per il sistema nazionale di gestione, finanziato dai cittadini e dalle vendite regolari. Un messaggio chiaro, che ha permesso di mettere a fuoco meccanismi rodati di introduzione irregolare in Italia di pneumatici destinati alla vendita irregolare.

Come detto, gran parte di tali flussi avvengono tramite vendite online, prevalentemente da società e siti web registrati all’estero (soprattutto GermaniaUSABelgio) che introducono pneumatici poi destinati alla vendita su tutto il territorio nazionale con una dinamica che poi si salda con successive vendite in nero. Il circuito B2B (business to business), cioè tra imprese e intermediari, è responsabile della maggior parte di questi flussi: attraverso sistemi di triangolazione tra produttori e intermediari esteri, alcuni operatori commerciali esteri sistematicamente evadono IVA e contributo e attuano una concorrenza sleale verso le aziende in regola, rispetto alle quali sono in grado di proporre pneumatici con prezzi inferiori di circa il 20%.

La geografia di tal dinamiche interessa un po’ tutta Italia: dal Nord d’Italia e in particolare dal Veneto, avviene l’ingresso di grandi quantità di pneumatici con evasione dell’Iva e del contributo ambientale; un territorio che funge da snodo logistico con una forte concentrazione nelle province di VeronaTreviso e Vicenza.

Oggetto di numerose segnalazioni anche le province di Novara e Torino in Piemonte, ComoBergamo e Cremona in Lombardia. Una volta entrate nel nostro territorio, le gomme trovano facili canali di commercializzazione soprattutto al Sud, toccando numerose regioni: la Campania (province di Napoli e Caserta le più colpite), la Puglia (le aree industriali di Foggia e Bari e la provincia di Brindisi), la Sicilia (nel catanese), la Calabria (Cosenza e Catanzaro), la Basilicata (zona industriale di Potenza).

Gli operatori corretti sono stanchi di tutto ciò e lo manifestano su CambioPulito attraverso descrizioni puntuali, dando indicazioni su personeepisodi concreti, inviando a sostegno immagini di documenti di vendita irregolari(senza Iva e senza contributo) e portando all’attenzione annunci di vendita online (in particolare sui social network) a prezzi stracciati.

Ogni singola informazione registrata sulla piattaforma viene passata al vaglio da Legambiente, che la gestisce, attraverso fasi su successive di “presa in carico”, “valutazione”, “decisione”, con possibili richieste di informazioni integrative o chiarimenti al segnalante (sempre tramite la piattaforma online e in forma anonima) per poi arrivare ad una condivisione con i membri dell’Osservatorio.

Il passaggio successivo non può che riguardare l’informazione, su alcune segnalazioni di particolare gravità e rilevanzaalle Forze dell’Ordine: delle 43 segnalazioni attualmente in fase di follow-up, cioè che hanno concluso la fase di valutazione interna, una parte è stata inoltrata, per gli eventuali sviluppi investigativi, al Comando Tutela Ambiente dell’Arma dei Carabinieri.

Tutto ciò mentre siamo alla vigilia di una nuova emergenza sul fronte della gestione dei PFU, come detto, a causa delle quantità eccedenti i target dei consorzi; tali quantità si stanno già accumulando presso gli operatori del mercato del ricambio, dove rischiano di restare fino al nuovo anno, quando i consorzi, che a breve avranno raggiunto il totale dei quantitativi da raccogliere e recuperare nel 2017, così come finanziato alle vendite regolari, avranno nuove risorse su cui riavviare la raccolta con un nuovo target da raggiungere. Una situazione critica che si ripete ormai ad ogni fine d’anno, proprio perché il sistema di gestione, i consorzi, non hanno strumenti per distinguere tra PFU provenienti da vendita regolari oppure no e i flussi illegali che introducono pneumatici nuovi sono floridi e consolidati.

Per questo, tra i temi più urgenti su cui l’Osservatorio sta lavorando in parallelo è quello della tracciabilità dei pneumatici. In particolare, a seguito dei sondaggi preliminari sviluppati da Confartigianato, l’Osservatorio ha deciso di dotarsi di uno strumento di tracciabilità della generazione di PFU, utile alle imprese e alla corretta gestione del sistema. Un ulteriore passo in avanti, dopo lo sviluppo della piattaforma di whistleblowing, in quell’assunzione di responsabilità condivisa che caratterizza i lavori dell’Osservatorio stesso.

STUDI – Primi otto mesi 2017 export a +7,6%, migliore performance degli ultimi sei anni. Crescita a doppia cifra in Cina (26,0%), Russia (22,7%), Polonia (12,3%), Romania (11,4%) e Spagna (10,9%)

L’analisi degli ultimi dati del commercio estero mostra il consolidamento della crescita dell’export, trend che abbiamo esaminato di recente nei settori di Micro e Piccola impresa. Nei primi otto mesi del 2017 il made in Italy cresce del 7,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta della migliore performance vendite all’estero degli ultimi sei anni: per trovare un maggiore  dinamismo dell’export nei primi otto mesi dell’anno bisogna tornar al 2011. In parallelo sul mercato dei cambi si osserva che dall’inizio dell’anno l’euro si è apprezzato nei confronti del dollaro, ma nella media del periodo gennaio-agosto 2017 registra una leggera svalutazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Cinque mercati trainano la crescita dell’export con aumenti a doppia cifra. Il mercato più dinamico è la Cina con l’export che sale del 26,0%, seguita da Russia con 22,7%, Polonia con 12,3%, Romania con 11,4% e Spagna con 10,9%. Aumenti superiori alla media per Repubblica ceca con 9,1%,  Stati Uniti con 8,7% e Giappone con 8,3%.

Nel gruppo dei paesi monitorati nel comunicato dell’Istat crescono – ma meno della media –  India e  Austria  (7,3%), Germania (6,2%), Paesi Bassi (6,0%), Francia (4,6%), Svizzera (3,4%),Regno Unito (3,0%), Turchia (1,5%) e Belgio(0,8%). Il ritorno della domanda riporta il mercato spagnolo a superare, dopo cinque anni, l’export verso il Regno Unito.

L’apporto dell’export alla creazione di valore aggiunto è attenuata dall’aumento dell’import che sale del 10,9%, peggiorando l’avanzo commerciale che scende di 5.228 milioni di euro arrivando a 28.391 milioni di euro. Il calo del surplus è tutto determinato dall’aumento della bolletta energetica – come evidenziato nella nostra presentazione alla Settimana dell’energia –  determinato da un +34,8% delle importazioni di energia. Aumento dell’import anche per Beni intermedi (+10,3%) e Beni di consumo durevoli (+10,4%), seguiti da Beni strumentali (+8,9%) e di Beni di consumo non durevoli (+4,9%).

Un approfondimento delle tendenze delle esportazioni sui territori nell’Elaborazione Flash “Nuovo record del made in Italy in settori MPI nel I sem. 2017”. Clicca qui per scaricarla.

MERCATI ESTERI – Confartigianato alla conquista della Cina con la qualità della moda italiana

La moda italiana dal cuore artigiano va alla conquista del mercato cinese. Un progetto ambizioso voluto da Confartigianato e che è diventato realtà dal 13 al 15 ottobre alla Fashion Week di Shanghai, uno dei principali appuntamenti fieristici del colosso asiatico.

Per tre giorni, 56 piccole e medie imprese di moda contemporanea made in Italy hanno mostrato la qualità delle loro collezioni nell’ambito di ‘Style Routes to Shanghai’, una piattaforma realizzata da Confartigianato in collaborazione con il Salone della moda White e il sostegno di Ice Agenzia

Giuseppe Mazzarella, delegato all’Internazionalizzazione di Confartigianato, è stato al fianco dei nostri imprenditori nei tre giorni a Shanghai e fa un primo bilancio dell’iniziativa. “La manifestazione ha visto più di 2000 visitatorirealmente interessati. Le nostre imprese sono state visitate da numerosi buyers e molte aziende hanno ricevuto ordinativi e stabilito contatti”.

L’evento a Shanghai segna un’altra tappa dell’impegno della Confederazione per accompagnare i nostri imprenditori sui mercati internazionali. “Stiamo lavorando – spiega Mazzarella – sui settori della moda, del complemento d’arredo e dei mobili, del food, della meccanica. Siamo impegnati nelle fiere, negli incoming, negli outgoing. Abbiamo fatto fiere sul complemento d’arredo a Miami negli Usa e a Dubai negli Emirati Arabi, a Parigi abbiamo partecipato a ‘Maison et Objet’. Ora stiamo lavorando per portare  le nostre imprese a Londra, Parigi, in Cina, Giappone, su tutti i mercati che consideriamo appetibili per la tipologia e la dimensione d’impresa che presentiamo al mondo. Ma siamo anche impegnati sui servizi da offrire alle imprese, in particolare sulla formazione in materia di brandingper aiutare gli imprenditori a valorizzare la storia della sua impresa”

ALIMENTAZIONE – Etichettatura alimenti: luci e ombre delle nuove norme

In Italia le complicazioni burocratiche a carico degli imprenditori sono sempre in agguato. Ne sanno qualcosa le aziende del settore alimentare alle prese con le nuove norme in materia di etichettatura. E’ di pochi giorni fa la reintroduzione dell’obbligo di indicare sulle etichette lo stabilimento di produzione. Un’ottima legge per la quale Confartigianato si batte da tempo con l’obiettivo di garantire chiarezza e trasparenza ai consumatori. Peccato, però, che quello che doveva essere un fatto positivo rischia di creare non pochi problemi alle imprese.

Massimo Rivoltini, Presidente di Confartigianato Alimentazione, lo sottolinea, senza mezzi termini: “Confartigianato si è sempre battuta per la tracciabilità dei prodotti e quindi per l’indicazione in etichetta dello stabilimento di produzione. Tuttavia, nel nuovo provvedimento noi rileviamo alcune criticità. A cominciare dal fatto che le nuove regole riguardano soltanto l’Italia e i prodotti provenienti dall’estero potranno continuare ad inserire indicazioni generali e non quelle sullo stabilimento di produzione. Inoltre rileviamo un’eccessiva velocità di adeguamento: abbiamo soltanto 180 giorni di tempo per smaltire incarti e imballaggi recanti le indicazioni imposte dalla norma precedente. Quindi dovremo gettarli via e riadattare gli impianti stampa alle nuove norme con un notevole aggravio di costi. E ancora, le sanzioni previste per le irregolarità sono molto pesanti, si arriva addirittura a 15mila euro”. “Senza dimenticare – aggiunge il Presidente Rivoltini – che il provvedimento che reintroduce l’obbligo di indicare in etichetta lo stabilimento di produzione è ancora sub judice, perché l’Unione europea deve ancora pronunciarsi sulla sua legittimità. Di conseguenza, noi imprenditori rischiamo paradossalmente di essere costretti ad adeguarci rapidamente ad una legge che impone costi notevoli ma che potrebbe essere cassata dall’Ue e quindi dovremmo tornare ai blocchi di partenza. Una situazione a dir poco tragicomica”.

Come se non bastasse, sono in arrivo nuove regole sulle sanzioni per chi vìola le norme sulla etichettatura degli alimenti. “Il provvedimento è in fase istruttoria ma già avanzata – rileva Rivoltini – e ci preoccupa l’aspetto della definizione dell’entità delle sanzioni, che sono molto pesanti, per reati legati alla etichettatura. Noi non diciamo che chi sbaglia non deve pagare, ma  sosteniamo che le sanzioni devono essere commisurate alle dimensioni dell’impresa”. Il Presidente Rivoltini denuncia quindi il carico di burocrazia che blocca l’attività delle imprese: “Gli imprenditori  italiani, soprattutto nel settore dell’alimentazione, sono gravati da un carico infinito di leggi e adempimenti, talvolta in contraddizione tra loro, e nei quali non sanno districarsi. Si parla tanto di semplificazione e di sburocratizzazione, ma noi non ne vediamo traccia. Anzi!”.

LOMBARDIA – A Milano il convegno che dà il via alla Settimana per l’Energia

Si è aperta oggi lunedì 23 ottobre la 9^ edizione della Settimana per l’Energia, il Forum sui temi dell’energia, della green-economy e della sostenibilità che, da un’idea di Confartigianato Imprese Bergamo, da quest’anno si evolve a livello regionale coinvolgendo l’intero sistema di Confartigianato in Lombardia.
Temi portanti dell’edizione 2017 saranno la sharing economy e l’economia circolare, con l’obiettivo di capire quali cambiamenti e opportunità comportino questi due paradigmi economici in forte sviluppo.
A dare il via alla settimana di eventi è stato proprio il convegno di Milano, intitolato “Energia: sostenibilità e geopolitica”.
Il Presidente di Confartigianato Lombardia e Delegato nazionale energia e multiutility Eugenio Massetti ha aperto i lavori, evidenziando la portata che in questa IX edizione ha raggiunto la Settimana per l’Energia, diventando un evento regionale, con il coinvolgimento attivo delle associazioni Confartigianato di numerosi territori.
Il Presidente Confartigianato Imprese Bergamo e Coordinatore della Settimana per l’Energia Giacinto Giambellini ha ricordato i numeri delle precedenti edizioni, con 34mila presenze complessive raggiunte in otto anni: “I temi legati all’energia sono diventati sempre più protagonisti del dibattito in questi anni; c’è grande fermento e si sta parlando di una rivoluzione a livello socio-economico, dove l’energia gioca un ruolo chiave. Si comincia a pensare a modelli nuovi in diversi settori, si sta riscoprendo l’importanza delle decisioni e dei gesti di ciascuno per costruire il futuro. Gesti individuali che, quando si parla di sharing economy e economia circolare, sono elementi chiave per costruire un futuro più sostenibile. Il convegno di oggi può dare diversi punti di vista su questi temi, grazie ai quali orientarsi meglio, dal livello globale a quello locale”.
Enrico Quintavalle, Responsabile Ufficio Studi Confartigianato e Licia Redolfi, Ricercatore Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia, hanno tracciato un quadro statistico su energia e green economy in Italia e in Lombardia, con particolare riferimento alle micro e piccole imprese. La presentazione completa è disponibile sul sito www.settimanaenergia.it

Gianluca Pastori, Professore associato dell’Università Cattolica e Docente ISPI, è quindi intervenuto sul legame tra sostenibilità e geopolitica in ambito energetico: “Il settore dell’energia sta sperimentando una rivoluzione. L’approccio tradizionale dell’economia energetica era di tipo competitivo, in cui la ripartizione dei profitti avveniva in base alla forza contrattuale delle parti. Proprio per l’importanza politica della questione energetica, in particolare riferita agli idrocarburi, aumentano i competitor dagli anni Settanta in poi, con alcuni Paesi che diventano dipendenti dalla vendita petrolifera e quindi vulnerabili. Aumenta inoltre il timore dell’esaurimento delle risorse e nasce una nuova consapevolezza sulla loro sostenibilità. Dal vecchio mondo, attraverso un processo lento, si arriva a un nuovo mondo, in cui gli interessi di produttori e consumatori si avvicinano; in cui si passa da una dipendenza unidirezionale a forme di dipendenza e vulnerabilità reciproche; in cui l’obiettivo primario non è più accaparrarsi la fetta più grossa nella torta delle risorse, ma creare una torta più grossa. Dal 2000 la domanda internazionale di energia sta crescendo e sta avvenendo un cambiamento anche nel panorama dei fornitori di energia. Serve oggi considerare una geopolitica della sostenibilità, che comprende tra l’altro: la consapevolezza che gli idrocarburi siano imprescindibili nel breve/medio periodo; il rafforzamento dell’interdipendenza dei Paesi; la differenziazione dei mercati, sia dal lato di sbocco che di fornitura, la stabilizzazione delle aree di criticità. L’Europa e l’Italia in questo scenario sono vasi di coccio tra vasi di ferro, con un declino relativo della domanda, scarsità di risorse interne e un limitato controllo sulle rotte di transito. È difficile definire una politica e una strategia energetica comune in Europa, perché le situazioni e le esigenze sono diverse; una via d’uscita potrebbe essere quella di generare dipendenze reciproche, a partire da un diverso tipo di attivismo politico e diplomatico”.
In chiusura è intervenuta l’Assessore Regionale all’Ambiente Claudia Terzi, presentando le azioni a sostegno delle politiche energetiche messe in campo da Regione Lombardia.
Il convegno è stato moderato da Carlo Piccinato, Segretario Generale di Confartigianato Brescia e Lombardia Orientale e Coordinatore di Confartigianato Energia per le Imprese scrl.

DEBITI PA – Il 62% degli Enti pubblici paga in ritardo. Molise e Catanzaro peggiori pagatori. Bolzano, Mantova, Sondrio i più virtuosi

“L’Italia ha il record negativo in Europa per il maggiore debito commerciale della PA verso le imprese fornitrici di beni e servizi, pari a 3 punti di Pil, vale a dire il doppio rispetto alla media Ue dell’1,4% del Pil. E nonostante si siano accorciati a 58 giorni i tempi medi di pagamento degli Enti pubblici, in molte aree del Paese rimangono ritardi allarmanti superiori a 100 giorni”.

Lo sostiene il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti in base ad un’analisi della Confederazione sui pagamenti nel 2016 di 6.547 amministrazioni pubbliche per una somma di 115,4 miliardi riferiti a 23,7 milioni di fatture emesse dai fornitori.

In generale, il 61,9% degli Enti pubblici non rispetta i termini fissati dalla legge sui tempi di pagamento in vigore dal 2013.

A farsi attendere oltre i 30 giorni è il 64,8% dei Comuni e il 54,5% degli altri Enti pubblici. Per quanto riguarda il servizio sanitario nazionale, il 46,9% degli enti non salda le fatture entro il termine dei 60 giorni stabiliti dalla legge. Sfuggono ai termini di legge anche gli Enti pubblici che gestiscono imposte e contributi: Agenzia delle Entrate, Agenzia del Demanio, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Equitalia, Guardia di finanza, Inps e Inail, pagano in media i loro fornitori in 50 giorni, con picchi di 91 giorni per Agenzia del Demanio e 69 giorni per la Guardia di Finanza.

A livello regionale i maggiori ritardi si registrano in Molise, dove la Pa paga i propri fornitori in 107 giorni. Seguono la Calabria con 98 giorni, la Campania con 83 giorni, la Toscana con 81 giorni e il Piemonte con 80 giorni.

Sul fronte opposto, la regione più virtuosa è la Provincia autonoma di Bolzano dove gli Enti pubblici impiegano 36 giorni per onorare i loro debiti. Secondo posto per il Friuli Venezia Giulia con 39 giorni, seguita dalla Valle d’Aostacon 41 giorni, Lombardia con 43 giorni, Veneto e Provincia autonoma di Trento a pari merito con 47 giorni.

Per quanto riguarda le province, gli imprenditori subiscono i peggiori ritardi a Catanzaro con 111 giorni di attesa. Non va meglio a Vibo Valentia dove bisogna aspettare in media 110 giorni, e a Campobasso dove gli enti pubblici pagano le fatture in 109 giorni. Seguono Benevento e Reggio Calabria con 105 giorni.

In vetta alla classifica delle province in cui tutti gli Enti pubblici rispettano i termini di legge per pagare i fornitori vi sono Mantova e Sondrio, entrambe con una media di 25 giorni. Seguono Gorizia con 31 giorni, Brescia con 32 giorni, e Trieste con 33 giorni.

“Nonostante i miglioramenti ottenuti anche con le continue iniziative di Confartigianato – sottolinea il Presidente Giorgio Merletti – c’è ancora molto da fare per garantire alle imprese il diritto ad essere pagate nei tempi stabiliti per legge. La soluzione è semplice e Confartigianato la indica da tempo: si tratta di applicare la compensazione diretta e universale tra i debiti e i crediti degli imprenditori verso la PA”.

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